A Gennaio 2022, una mattina Ariel si svegliò e notai che aveva l’occhio destro arrossato e gonfio.
Pensai subito si trattasse di congiuntivite, così contattai il pediatra, che mi confermò una congiuntivite virale. Ci diede il Mitobrin collirio da praticare 3 volte al giorno per 15 giorni e all’occorrenza prolungare per altri 15.
Dopo un mese notai che l’occhio non era migliorato.
Sentendo che dovevo fare di più, presi appuntamento con un oculista alla Clinica Tommasini di Jerzu.
Il 16 febbraio 2022, andai alla visita con un misto di speranza e preoccupazione. Anche il medico della clinica confermò che si trattava di congiuntivite virale e mi consigliò un’altra terapia, un collirio specifico, da somministrare per 14 giorni.
Con il passare dei giorni, sembrava che finalmente Ariel stesse migliorando; il gonfiore diminuiva, e io iniziavo a sentire un po’ di sollievo.
Ma quel sollievo durò poco. Ad aprile, l’occhio di Ariel tornò nuovamente rosso e gonfio. Decisi di fare un altro passo: contattai la dottoressa Michela Demuro a Tortolì e fissai una visita il 14 aprile 2022.
La dottoressa Demuro eseguì una visita ortottica approfondita e scoprì che nell’occhio destro di Ariel c’era una miosi fissa, mentre il sinistro reagiva normalmente alla luce. In quel momento, la dottoressa mi spiegò che la miosi pupillare è un meccanismo naturale dell’occhio, in cui la pupilla si restringe o si allarga in risposta alla luce.
La dottoressa Demuro, percependo la gravità della situazione, ci disse che avrebbe contattato subito il reparto di oculistica più vicino, all’ospedale San Francesco di Nuoro, per verificare se potevano riceverci immediatamente.
Il giorno seguente, dopo una nottata insonne, partimmo di buon mattino per Nuoro, il cuore in subbuglio ma con la speranza di fare finalmente chiarezza.
Appena arrivati, ci accolsero prima in pediatria, dove ad Ariel furono fatti diversi esami del sangue e un elettrocardiogramma. Poi ci spostarono in oculistica, dove cercarono di eseguire una visita completa con il macchinario specializzato. Ariel aveva appena due anni e, come ogni bimba della sua età, era spaventata e diffidente verso i medici e gli strumenti. Ogni tentativo di avvicinarsi al suo occhio provocava un misto di lacrime e resistenza; il dolore e il fastidio che sentiva la rendevano ancora più restia a lasciarsi toccare.
Ogni esame diventava una piccola impresa. Il personale sanitario cercava in ogni maniera di poterla visitare, ma Ariel, confusa e infastidita, opponeva sempre più resistenza.
Vista la mancanza di collaborazione di Ariel e la sua paura verso qualsiasi contatto con i macchinari, il personale sanitario decise di procedere con una visita in narcosi. Solo così avrebbero potuto esaminare a fondo il suo occhio senza causarle ulteriore disagio. Fu un momento difficile da accettare, ma sapevo che era la scelta migliore per capire cosa stesse accadendo.
Tre giorni dopo, ci richiamarono per l’intervento. Ricordo ancora chiaramente la sensazione di vuoto mentre aspettavo fuori dalla sala operatoria. L’ansia era palpabile, un misto di paura e preoccupazione che si faceva sempre più intenso a ogni minuto che passava. Sentivo il cuore battere forte, come se volesse compensare l’angoscia e l’impotenza di quei momenti interminabili. In quella sala d’attesa, ogni rumore sembrava amplificato, ogni pensiero correva al peggio, e il tempo sembrava non terminare mai.
Ero lì, sospesa tra la speranza che l’intervento potesse finalmente darmi delle risposte e la paura che Ariel stesse soffrendo. Mi sentivo sopraffatta, ma dovevo rimanere concentrata e forte per lei.
Poi finalmente uscì…
10.Un 2022 difficile

